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Approfondimenti per conoscere meglio il funzionamento del corpo, capire da dove nasce il dolore e orientarsi tra le possibilità di trattamento.
I nostri fisioterapisti hanno selezionato alcuni strumenti che possono supportarti durante il percorso riabilitativo e nella gestione quotidiana del dolore. Per capire quale sia adatto al tuo caso, parlane con il professionista che ti segue.
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Quando arriva la data di un intervento, il tempo che precede la sala operatoria viene quasi sempre vissuto come un’attesa: si aspetta, si cerca di non peggiorare, si rimanda tutto al «dopo». La fisioterapia pre-operatoria — chiamata anche fisioterapia pre-chirurgica o preabilitazione — parte da un’idea diversa: quelle settimane sono un tempo utilizzabile, e in alcuni casi sono le più utili di tutto il percorso.
Il principio è semplice. Un intervento chirurgico comporta sempre un calo temporaneo di forza, mobilità e autonomia. Quel calo parte dal livello in cui ci si trova il giorno dell’operazione: più alto è il punto di partenza, più alto resta il punto in cui ci si ritrova dopo, e più breve è la strada per tornare a fare quello che si faceva prima.
Sulla preabilitazione la letteratura scientifica è eterogenea: alcuni studi mostrano benefici chiari, altri effetti modesti. Vale la pena capire perché, perché la spiegazione è più interessante del dato medio.
Gli studi mettono spesso insieme pazienti molto diversi tra loro. Una persona di cinquant’anni, attiva, che si opera per un problema circoscritto ha una riserva funzionale ampia: dopo l’intervento cala, ma riparte da un livello che le consente comunque di recuperare in fretta. In questi casi prepararsi aggiunge poco, e il risultato medio dello studio si abbassa.
La situazione è completamente diversa per chi arriva all’intervento decondizionato: fermo da mesi per il dolore, con una muscolatura già indebolita, magari in età avanzata o con altre patologie. Qui la riserva è ridotta, e lo stesso calo post-operatorio può portare sotto la soglia dell’autonomia: alzarsi da soli, salire una rampa di scale, gestire la casa. Sono le persone in cui la preparazione fa la differenza maggiore, ed è esattamente il gruppo in cui gli studi che le analizzano separatamente mostrano i risultati migliori.
Detto altrimenti: la domanda utile non è se la fisioterapia pre-operatoria funzioni, ma per chi valga davvero la pena farla.
Per chi invece arriva all’operazione in buone condizioni funzionali, una o due sedute di preparazione e istruzione sono spesso sufficienti. Anche questa è una risposta onesta, e fa parte della valutazione.
La valutazione iniziale. Si parte da un quadro preciso: forza, mobilità, capacità di sforzo, autonomia nei gesti quotidiani, condizioni associate. Serve a stabilire su cosa lavorare e quanto tempo è realmente disponibile prima della data fissata.
Il rinforzo mirato. Si lavora sui distretti che l’intervento metterà alla prova e su quelli che dovranno compensare nelle prime settimane — comprese le braccia, se il post-operatorio prevede l’uso di stampelle o deambulatore. Il carico è progressivo e sempre compatibile con la condizione da operare.
Il lavoro sulla mobilità. Recuperare articolarità prima dell’intervento significa affrontare il post-operatorio con un margine di movimento già disponibile, invece di doverlo riconquistare da zero in una fase in cui il dolore rende tutto più difficile.
L’allenamento respiratorio. Negli interventi toracici, addominali e cardiaci, l’allenamento dei muscoli respiratori nelle settimane precedenti è una delle componenti con il supporto scientifico più consistente, per la riduzione delle complicanze polmonari dopo l’operazione.
L’addestramento pratico. Imparare prima come alzarsi dal letto, come muoversi in sicurezza, come usare gli ausili e quali movimenti evitare nei primi giorni. Farlo senza dolore e senza fretta è molto più semplice che impararlo il giorno dopo l’intervento.
L’informazione. Sapere cosa aspettarsi — quanto durerà il dolore, cosa è normale, quali saranno le tappe — riduce l’ansia e la tendenza a proteggersi più del necessario, che è uno dei fattori che rallentano il recupero.
C’è un aspetto pratico che conta quanto gli esercizi: chi segue un percorso pre-operatorio arriva al post-operatorio conoscendo già i fisioterapisti, gli spazi e il tipo di lavoro che lo aspetta. Non si perde tempo a ricostruire il quadro, la riabilitazione parte immediatamente sulla base di dati raccolti quando la situazione era ancora stabile, e i progressi si misurano rispetto a un punto di partenza noto.
Il percorso viene sempre costruito in accordo con il chirurgo e con gli specialisti che seguono il paziente, rispettando le indicazioni e i tempi dell’intervento programmato.
Hai un intervento in programma e vuoi arrivarci nelle migliori condizioni possibili? Alla Fisiosan, nelle sedi di Trieste e Muggia, valutiamo se e come la fisioterapia pre-operatoria può esserti utile nel tempo che hai a disposizione. Prenota una pre-visita.