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Brachialgia ed ernia del disco cervicale

È un problema frequente: i più colpiti sono gli adulti tra i 30 e i 60 anni. Ogni anno si registrano circa 83 nuovi casi ogni 100.000 abitanti.

L’ernia può essere “molle” o “dura” a seconda della consistenza. Tipicamente si manifesta con dolore e debolezza al collo e a un arto superiore. Quando l’ernia è particolarmente voluminosa può determinare anche compressione sul midollo spinale, compromettendo forza e sensibilità degli arti inferiori.

Cervico-brachialgia: lombosciatalgia

Quando si verifica una compressione di una radice nervosa che esce dietro le vertebre, si verificano sintomi dolorosi o alterazione della sensibilità, che possono coinvolgere il collo, la spalla la scapola e l’arto superiore fino alla mano; oppure il gluteo, la coscia, il polpaccio, il piede, l’arto inferiore in generale, a seconda della radice nervosa interessata.

La compressione può essere dovuta a diverse cause concomitanti; in questo caso viene definita aspecifica, determinata da una contrattura o debolezza della muscolatura di sostegno cervicale, da un’alterazione posturale, da una protrusione discale, da un restringimento del forame di coniugazione che ospita la radice nervosa.

In questi casi anche la cura deve essere su più’ livelli.

Ernia “molle”

È la classica ernia del disco: consiste nella fuoriuscita del nucleo polposo (parte centrale del disco) attraverso una lacerazione dell’anulus fibroso, con conseguente irritazione di una o più radici nervose spinali.

Cause: tipicamente vi è un’usura progressiva dell’anulus con continue microlacerazioni e debordamento progressivo (bulging o protrusione discale), fino al cedimento completo con erniazione del nucleo. Posture prolungate in posizioni scomode, movimenti ripetitivi e carichi elevati sugli arti superiori sono fattori di rischio noti. Anche traumi importanti possono concorrere, ma raramente bastano a lesionare un disco integro: di solito agiscono su strutture già parzialmente vulnerabili. È stata inoltre osservata una certa familiarità (fattori genetici) nella predisposizione.

Si riscontra più spesso prima dei 50 anni. Il livello più colpito è C6–C7 (70%), seguito da C5–C6 (20%). La manifestazione prevalente è il dolore al braccio e al collo, che spesso insorge acutamente al risveglio, con forte rigidità del collo. Il dolore al braccio può spingersi fino alle dita della mano, con formicolii o alterazioni della sensibilità (più spesso indice e medio). Talvolta sono presenti solo i sintomi al braccio e/o alle dita, senza problemi evidenti al collo.

Ernia “dura”

L’ernia “dura” è un termine improprio per indicare un conflitto radicolare sostenuto da un becco osseo al margine del corpo vertebrale (osteofitosi somato-marginale). Insorge generalmente dopo i 55 anni; una radiografia in posizione obliqua può essere sufficiente a evidenziare la riduzione del canale neurale. L’insorgenza dei sintomi è solitamente più graduale rispetto all’ernia molle, con dolore radicolare a cui spesso si associano deficit muscolari e alterazioni dei riflessi. Talora sono coinvolte più radici, perché il processo spondilotico interessa di norma più di un livello.

Diagnosi

Mentre per l’ernia molle prevalgono i segni radicolari (dolore e debolezza al braccio), in caso di ernia dura è importante distinguere l’interessamento radicolare da quello midollare: all’ernia “dura” è spesso associata la sofferenza del midollo spinale e il coinvolgimento degli arti inferiori. L’iter diagnostico-terapeutico presenta comunque delle similitudini.

È utile ricordare che molte ernie discali sono asintomatiche e che la presenza di alterazioni alla risonanza magnetica non implica automaticamente che siano la causa del dolore: la diagnosi richiede sempre l’integrazione tra immagini, sintomi ed esame clinico.

Terapia

La terapia medica mira al controllo dell’infiammazione e del dolore: i farmaci più impiegati sono i FANS (antinfiammatori non steroidei). Poiché certi movimenti del collo possono esacerbare i sintomi, risulta efficace la fisioterapia attraverso l’identificazione dei movimenti e degli esercizi specifici — spesso contrari a quelli nocivi — che aiutano a ridurre l’irritazione radicolare e a favorire il recupero. Alcune terapie fisiche come la Tecar-Terapia o le manipolazioni possono avere un effetto decontratturante e antalgico, contribuendo a superare la fase acuta con minore disabilità.

Chirurgia?

Di solito questa strada viene evitata (salvo nei rari casi di urgenza, di importanti deficit di forza/sensibilità o di compressione midollare) e viene considerata solo dopo aver esaurito le possibilità di un appropriato approccio fisioterapico, da tentare per almeno 1 mese prima di trarre conclusioni. Le evidenze mostrano che l’efficacia del trattamento conservativo è comparabile a quella chirurgica nel lungo termine per la maggior parte dei pazienti. Nella maggioranza dei casi la fisioterapia specifica, in sinergia con gli approcci medici conservativi, porta già a circa 2 mesi dall’episodio acuto a una remissione soddisfacente dei sintomi e a un buon recupero.

Dolore e formicolio che dal collo scendono lungo il braccio meritano una valutazione mirata. Alla Fisiosan, a Trieste e Muggia, individuiamo i movimenti e gli esercizi specifici per ridurre l’irritazione radicolare e impostiamo un percorso che, nella maggior parte dei casi, evita la chirurgia. Prenota una pre-visita.

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